|
La mostra sarà inaugurata domenica 13 gennaio alle ore 11.30 e rimarrà a aperta fino al 10 gennaio.
Orari di apertura: Feriali ore 16-19 Festivi ore 10-12 e 16-18
Mestieri di strada e commercio ambulante...
La strada è sempre stato il più grande palcoscenico della vita. I grandi attori della rappresentazioni on the road sono quanti scelgono la strada come naturale luogo del proprio lavoro. Sono i mestieri che, con o senza bottega, vivono tra vie, piazzette, vicoli, o l’infinita e composita schiera di commercianti ambulati che sciamano lungo gli affollati corsi cittadini. Attorno ad essi la strada si anima e, come per incanto, diventa l’immenso spazio di un teatro immaginario sul quale i personaggi recitano senza copione il dramma della vita. Artigiani e ambulanti sono quelli meno propensi alla monotonia; vivono bene tra la folla ed il suo festoso entusiasmo. Il loro lavoro lo affrontano con divertita faccia tosta non riuscendo, però, quasi mai a nascondere le preoccupazioni, gli affanni, gli sforzi applicati all’arte di sopravvivere; ed è qui che tali figure rasentano la dignità artistica che, a prescindere dalla prestazione o dalla mercanzia venduta, le fanno diventare veri e propri attori. Senza trascurare il fatto che per raggiungere lo scopo, ognuno di questi spericolati venditori, per attrarre la clientela, non deve mai disdegnare i travestimenti, specchietto delle allodole per stuzzicare la curiosità e l’interesse della gente. Veri e propri venditori camaleonti i quali, per necessita ma anche per predisposizione, riescono a recitare senza l’aiuto di un suggeritore. La loro grande abilità di inventare li porta a creare da uno spunto occasionale uno spettacolo artistico valido ed autentico. Questa dote, miracoloso miscuglio di intelligenza, di fantasia e di inventiva spicciola, ha quasi sempre permesso loro di raggiungere l’ambito traguardo di procurarsi quanto necessario nel quotidiano, magari trascurando quanto serve per il giorno successivo. Poeti, filosofi, sognatori incalliti, comunicatori spiritosi e arguti vivono per un pubblico che ricreano mille volte in una giornata con accorgimenti e battute sempre uguali e sempre ogni volta diverse. Una messinscena che cattura indiscreti e ficcanaso, curiosi e interessati e che prosegue con l’esilarante momento delle contrattazioni. E’ la grande rappresentazione della vita che si rinnova in ogni angolo di strada.
...Del presepe napoletano...
Il presepe napoletano altro non appare se non uno squarcio della Napoli del settecento. I volti, le attività, i costumi sono quelli dell'epoca, parti di una capitale affollata e variopinta. Si fa quasi fatica a districarsi nella folla della metropoli napoletana, al centro di traffici e crocevia di mercanti e viaggiatori, nobili e plebe, artigiani e venditori che vivono attaccati gli uni agli altri, come ostriche allo scoglio. Una rappresentazione che induce alla meraviglia, attraverso i tratti somatici storpiati, fortemente caratterizzati dei visi, e che si compiace dei colori, delle voci, degli eccessi. Tutto esprime meraviglia, tutto è volutamente ridondante. Sui banchi, nei trionfi di formaggi e latticini di ogni tipo, varietà di pane meticolosamente diversificate le freselle, i casatielli, i fiaschi di vino d’Ischia e Greco, i tortani, gli agnelli squartati e pelati, i quarti di maiale e di bue. Intorno alle cibarie, tutta l’umanità e gli animali che avremmo potuto incontrare al mercato: i venditori, le massaie, le zingare che leggono le mani tra i banchi, i giocatori di carte e di dadi, gli avventori della taverna, i cortei di cani, gatti, colombi, tammurrianti e banditori, pazzarielli e lazzaroni. E ancora colori, sui vestiti, sui monili ostentati, sulle stoffe radiose e grossolanamente assortite in un incredibile effetto cromatico In quella scena così quotidiana ed affollata, il Mistero della Natività appare ancora di più come qualcosa di straordinario, eccezionale, fermato in un cono di luce divina. Un Miracolo, appunto: eccezionale nella sua differenza rispetto alla vita di ogni giorno, ma accessibile perché aperto alla vista e alla comprensione di chi quel quotidiano vive.
...Nel Museo del Lavoro...
Le atmosfere evocate da quelle figure e le suggestioni del presepe napoletano rivivono nel Museo del Lavoro. Si fondono, attraverso le sapienti e pazienti mani di Sabatino Di Pietro, tra i mille oggetti del Museo, e da quelli traggono ispirazione per altri mestieri che se non compaiono nel presepe napoletano, certo ritroviamo nel grande presepe della vita. Così il venditore di spingole francesi, il carretto di formaggi, il cocchiere con la sua bella carrozza, l’organetto ambulante, la coppia di tammurrianti incrociano lo scalpellino, il congiatiane, il barbiere, il fabbro, il falegname, lo scarparo, e ancora la lasagnara, il cestaio, lo scrivano, l’ammuolafuorbice e addirittura uno stampatore. Si vanno a collocare negli ambienti di lavoro a loro familiari, usano gli stessi strumenti che fanno bella mostra nel Museo, in un filo inestricabile della memoria, lungo il quale il visitatore vi troverà il suo piccolo angolo, che con un po’ di nostalgia e tanta curiosità gli sveleranno momenti lontani a volte tristi, a volte felici. Lungo quella strada rivivono sensazioni ed emozioni che una volta il semplice urlo del venditore o il frasario del barbiere riusciva a farci provare. Un cammino insieme a protagonisti di un tempo che abbiamo perduto e che, attraverso la magia del presepe napoletano, riescono a farci ritrovare il piccolo sentiero che porta alla ingenua fanciullezza ed alla età della schietta semplicità.
|